MEDIAGRAFIA

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MEDIAPATIA DI GIORGIO VIALI

Release of "MediaPatia" by Giorgio Viali: An Experimental Journey Between Media and Social Body

February 22, 2025 marks a significant moment in the contemporary art scene with the publication of "MediaPatia," the new book by Giorgio Viali, which collects and deepens his eponymous performance, "Media Performance Precaria." This unique work aims to explore the complex and often conflicting relationship between media, society, and human desires in an era where libido and libidocracy permeate every aspect of daily life.

In the current context of social and labor precariousness, Viali highlights the figure of the sex worker and sex performer, who emerge as protagonists of a contemporary narrative in which platforms like OnlyFans and social media like Instagram and TikTok play a crucial role. His work serves as a voice for a mythological reworking of the drama of Eurydice and Orpheus, transforming stories into a modern photo-novel that challenges social norms and patriarchy.

"MediaPatia" is characterized by an innovative structure that unfolds through frames and mediagrams, giving life to a hybrid biofilm. Here, psychoanalysis and psychopathology intertwine with philosophy and psychodrama, creating a rich and complex narrative fabric. Viali's filmmaking, often on a zero budget, stands out for its boldness and the use of innovative techniques such as performative video art and urban fictions.

In this context, the author positions himself not only as a photographer and filmmaker but also as a screenwriter, reflecting the tensions between feminism, machismo, and Marxism, and proposing a new urban situationism. "MediaPatia" thus transforms into a collective monologue, a hybridization of styles and languages that challenges the conventions of mainstream sociology.

The images and videos of Viali are not mere works of art but confessions of the social body, a laundry of emotions and relationships intertwined in a contemporary drama. The author invites the reader to reflect on what it means to be part of a media metropolis, emphasizing how every action, no matter how small, can have a significant impact.

Through "MediaPatia," Viali takes us on a journey to explore the hybridizations of identities and relationships in our time, offering a critical gaze on the visual ontology of our era. With an eye turned to the experiences of Venice82 and cinema exhibitions, the work presents itself as a manifesto for a new era of artistic and social exploration.

In conclusion, "MediaPatia" by Giorgio Viali is an invitation to immerse oneself in a world in constant flux, where art becomes a tool for reflection and social critique, paving the way for an Antistate and a Black Market for bodies, emotions, and grafted pathologies. Don’t miss the opportunity to discover this work that promises to reshape our perception of the contemporary world.

MEDIAMETROPOLI MEDIAPATIA LIBIDOCRAZIA FARMACOPORNOGRAFICO FARMACOSOFIA MONOPATIA SEXPERFORMER SEXWORKER CINEMA TEATRO MERCATONERO MINUSCOLA MINUSCOLAPRO MINUSCOLAPRODUZIONE CONTROMEDIA ANTISTATO SERVIZIOURBANO ORDINEPUBBLICO LAVANDERIA EURIDICE ORFEO PERSEFONE EURIDICESTREAM MEDIAGRAFIA MEDIAGRAMMI FOTOGRAMMI FOTOPATIA PISCOPATIA PSICOLOGIA FOTORITRATTO BIOPSICOLOGIA BIOGRAFIA MINIGRAFIA MINIGRAFIE FINZIONEURBANE SANCTAIMAGO BODYPATIA CELESTEMALFATTA FEELTHESNAKE FEEDTHESNAKE STILLSKIN PROTOTIPO SOTTOCOSTO USOIMPROPRIO MARXISMO SITUAZIONISMO IBRIDO IBRIDAZIONE IBRIDOLOVE MOSTRADELCINEMA VENEZIA82 ONTOLOGIAVISIVA IBRIDAZIONI CINEMASPERIMENTALE PRODUZIONECINEMATOGRAFICA ZEROBUDGET SCENEGGIATURA SCENEGGIATORI SCENEGGIATRICE FEMMINISMO PATRIARCATO MASCHILISMO GIORGIOVIALI CORPOSOCIALE CINEMASOCIALE MONOLOGO MONOPORZIONE FASHION FASHIONFILM SERVIZIOMODA AUTORE FOTOGRAFO FILMMAKER VIDEOMAKER SCENEGGIATORE PSICODRAMMA FOTORIVISTA FOTOROMANZO

LATE SHOW

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LATE SHOW DI GIORGIO VIALI

PERFORMANCE IBRIDA

SCRITTO PER SUSANNA RE

DATA: 11/02/2025

Sofia si sentiva svuotata. La serata era stata intensa, ma non nel modo in cui sperava. Aveva dato il massimo sul palcoscenico, ma una sensazione di insoddisfazione la assaliva, come una nebbia che si attaccava alla pelle. Si era esibita davanti a un pubblico che l'aveva applaudita, ma dentro di sé sentiva che qualcosa non andava.

Entrando nella stanza d'albergo, il profumo di pulito e il silenzio la accolsero. Si tolse le scarpe con un sospiro di sollievo, come se avesse liberato i piedi da un peso insopportabile. I suoi vestiti da scena, eleganti ma scomodi, le sembravano ora una prigione. Si cambiò in fretta, indossando una maglietta comoda e pantaloni larghi che le davano una sensazione di libertà.

Sedendosi sul letto, afferrò il cellulare e scrisse velocemente: "Sono in hotel". La risposta non tardò ad arrivare: "Voglio foto dettagliate della stanza, del tuo bagaglio e di te". Quel messaggio la fece sorridere, ma la delusione di prima tornò a farsi sentire. Decise di seguire il gioco.

Si alzò e si diresse verso il bagno. Lì, la luce era perfetta. Scattò fotografie dei dettagli: il lavandino, lo specchio con un riflesso stanco, i prodotti per la cura della pelle disposti ordinatamente. Ogni immagine sembrava raccontare una parte di lei, un frammento di vita quotidiana che si intrecciava con il mondo scintillante del teatro.

Tornando nella stanza, aprì il suo bagaglio. I vestiti erano ripiegati con cura, ma ora sembravano solo un groviglio di stoffa. Iniziò a fotografare: l'abito di scena, i tacchi che aveva indossato, persino la sciarpa che le era stata regalata da un'amica. Ogni scatto rivelava una storia, un ricordo di un personaggio che aveva interpretato, di una serata che ora le sembrava così lontana.

Infine, decise di fotografare se stessa. Cominciò dai piedi, immortalando il modo in cui la sua pelle era segnata dalle scarpe. Poi le mani, che tremavano leggermente, segno della tensione accumulata. I capelli, spettinati ma liberi, e le unghie, curate ma con segni di smalto scheggiato. I denti, che mostrava in un sorriso forzato, e le ginocchia, che portavano i segni di una vita in movimento. Infine, si fermò un momento per osservare le sue ascelle, rendendosi conto di quanto fosse strano e liberatorio immortalare ogni parte di sé in questo modo.

Ogni foto sembrava un modo per affrontare la sua delusione, un modo per riappropriarsi di se stessa in un universo che a volte sembrava inghiottirla. Mentre continuava a scattare, una nuova consapevolezza si faceva strada: non era solo un'attrice, ma una donna con sogni, paure e desideri. E quel momento di vulnerabilità, immortalato in immagini, era ciò che la rendeva autentica.

Alla fine, inviò le foto, con una nota che accompagnava il messaggio: "Ecco il mio mondo, anche se stasera non mi sento al top. Ma domani è un altro giorno." E mentre il cellulare vibrava con la risposta, Sofia si sdraiò sul letto, sentendosi un po' più leggera, pronta ad affrontare il nuovo giorno.


FOTOROMANZO

  1. Foto del Lavandino: Inquadra il lavandino del bagno con una vista dall'alto. Assicurati di includere i prodotti per la cura della pelle, come creme e profumi, disposti ordinatamente. La luce naturale che entra dalla finestra dovrebbe illuminare delicatamente la scena, mettendo in risalto il bianco del lavandino e i colori dei prodotti.

  2. Foto dello Specchio: Scatta un'immagine ravvicinata dello specchio, catturando il riflesso di Sofia. La sua espressione dovrebbe trasmettere stanchezza e introspezione. Includi anche un accenno del bagno sullo sfondo, per contestualizzare il momento.

  3. Foto dei Prodotti per la Cura della Pelle: Focalizzati sui dettagli dei prodotti disposti sul lavandino. Cattura le etichette, i colori e le forme dei flaconi. Questa immagine dovrebbe evocare un senso di cura e attenzione verso se stessa.

  4. Foto del Bagaglio Aperto: Inquadra il bagaglio aperto sul letto, con i vestiti ripiegati all'interno. Include anche un dettaglio del suo abito di scena, piegato con cura, per mostrare la transizione tra il mondo del palco e la vita quotidiana.

  5. Foto dei Tacchi: Scatta un'immagine ravvicinata dei tacchi alti, magari con un'inquadratura che mostra i segni sulla pelle dei piedi di Sofia, che rivelano il disagio provato durante la serata. La luce dovrebbe accentuare il contrasto tra il lucido dei tacchi e la pelle.

  6. Foto della Sciarpa: Includi un'immagine della sciarpa che Sofia ha ricevuto in regalo. Potresti posizionarla delicatamente sopra i vestiti nel bagaglio, evidenziando la sua importanza affettiva.

  7. Foto dei Piedi: Scatta un'immagine dei piedi di Sofia mentre è seduta sul letto, in un angolo che mostra i segni delle scarpe. Questa foto dovrebbe trasmettere un senso di vulnerabilità e liberazione.

  8. Foto delle Mani: Inquadra le mani di Sofia, mettendo in evidenza il leggero tremore. Puoi includere dettagli come un anello o smalto scheggiato, simbolo delle tensioni accumulate. L'immagine dovrebbe esprimere fragilità e forza al tempo stesso.

  9. Foto dei Capelli: Scatta un'immagine dei suoi capelli spettinati, magari con una mano che li sfiora. Questa foto dovrebbe comunicare una sensazione di libertà e autenticità.

  10. Foto delle Unghie: Includi un primo piano delle unghie di Sofia, mostrando i segni di smalto scheggiato. La luce dovrebbe riflettere delicatamente sulle unghie per accentuare i dettagli.

  11. Foto del Sorriso: Cattura un'immagine del sorriso di Sofia, anche se forzato. Questa foto dovrebbe raccontare della sua resilienza e della sua voglia di andare avanti nonostante le difficoltà.

  12. Foto delle Ginocchia: Scatta un'immagine delle ginocchia di Sofia, in un contesto che mostra i segni di una vita attiva. Questa foto dovrebbe evocare il movimento e la storia di una donna che vive pienamente.

  13. Foto delle Ascelle: Infine, scatta un'immagine che mostri un momento di vulnerabilità, come Sofia che alza leggermente le braccia per esaminare le sue ascelle. Questa foto dovrebbe trasmettere un senso di accettazione e liberazione, rappresentando la bellezza della naturalezza.

Ogni foto deve raccontare una parte dell'identità di Sofia e dell'emozione che sta vivendo. Il mix di dettagli quotidiani e momenti di introspezione aiuterà a costruire un racconto autentico e profondo, mentre il messaggio finale sarà il coronamento di questa riflessione personale.


  1. Primo piano del viso di Sofia: Espressione stanca e delusa, occhi spenti, leggera ombra sotto gli occhi. La luce è soffusa, enfatizzando la sua stanchezza.

  2. Sofia che si toglie le scarpe: Inquadratura dal ginocchio in giù, mostrando la fatica nei suoi movimenti. Le scarpe eleganti a terra, in contrasto con la semplicità del pavimento della stanza d'albergo.

  3. Vestiti da scena appallottolati sul pavimento: I vestiti eleganti, stropicciati e accartocciati, danno un senso di liberazione e di sollievo.

  4. Sofia con maglietta e pantaloni comodi: Inquadratura a figura intera, mostrando il contrasto tra i vestiti scomodi e quelli comodi. L'espressione è più rilassata, ma ancora leggermente malinconica.

  5. Messaggio sul cellulare: Inquadratura ravvicinata sul cellulare, mostrando il messaggio ricevuto e la risposta di Sofia. Solo il testo deve essere visibile, a meno che non si scelga di mostrare una reazione sul suo viso.

  6. Lavandino del bagno: Dettaglio del lavandino, con un riflesso sfocato di Sofia nello specchio, che mostra la sua stanchezza.

  7. Specchio del bagno con il riflesso di Sofia: Il riflesso è sfocato e mostra un'espressione stanca. L'attenzione è sui dettagli: capelli spettinati, eventuale trucco sbavato.

  8. Prodotti per la cura della pelle: Una foto ravvicinata dei prodotti disposti ordinatamente, che comunica ordine e cura di sé, in contrasto con il caos emotivo interiore.

  9. Bagaglio aperto con i vestiti: I vestiti, elegantemente piegati prima, ora appaiono come un groviglio di stoffa, riflessione della confusione interiore.

  10. Abito da scena: Primo piano sull'abito stropicciato, mostrando i dettagli e il lusso contrapposto alla sensazione di prigionia che ha dato a Sofia.

  11. Tacchi a spillo: Dettaglio sui tacchi, mostrando graffi o segni d'usura.

  12. Sciarpa: Primo piano sulla sciarpa, con un dettaglio che rivela la provenienza (etichetta, ricamo, ecc.) Simbolo di un rapporto amichevole.

  13. Piedi di Sofia: Inquadratura ravvicinata sui piedi, mostrando le piccole ferite e le callosità causate dalle scarpe.

  14. Mani di Sofia: Inquadratura ravvicinata sulle mani, mostrando un leggero tremore.

  15. Capelli di Sofia: Inquadratura sui capelli spettinati, ma liberi, mostrando naturalezza e libertà.

  16. Unghie di Sofia: Dettaglio sulle unghie, con lo smalto scheggiato.

  17. Sorriso forzato di Sofia: Primo piano sul viso, mostrando un sorriso incerto e poco spontaneo.

  18. Ginocchia di Sofia: Inquadratura sulle ginocchia, mostrando graffi o segni di vita vissuta.

  19. Ascelle di Sofia: Inquadratura delicata sulle ascelle, enfatizzando la vulnerabilità e la spontaneità dell'atto.

  20. Sofia che guarda fuori dalla finestra: Inquadratura di Sofia di spalle, che guarda la città, mostrando riflessione e malinconia.

  21. Sofia sdraiata sul letto: Inquadratura a figura intera, mostrando un'espressione più serena e rilassata, rispetto alle foto precedenti.

  22. Il cellulare che vibra: Inquadratura sul cellulare che riceve la risposta al messaggio.

Queste 22 foto, con le relative didascalie, potrebbero comporre un fotoromanzo efficace che narra le emozioni e i pensieri di Sofia. L'ordine può essere leggermente modificato a seconda delle esigenze narrative. L'importante è che ogni foto contribuisca a raccontare la storia in modo chiaro e coinvolgente.

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LATE SHOW DI GIORGIO VIALI

PERFORMANCE IBRIDA

SCRITTO PER SUSANNA RE

MEDIAGRAMMI

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MEDIAGRAMMI

Era una serata di fine primavera quando Valentina decise di portare il suo carico di biancheria alla lavanderia self service del quartiere. Il profumo di detersivi e l’eco delle macchine che giravano riempivano l’aria, creando un’atmosfera quasi intima. Non era la prima volta che la visitava, ma quella sera qualcosa sembrava diverso.

Mentre attendeva che la sua lavatrice terminasse il ciclo, notò un giovane seduto in un angolo, intento a piegare con cura una pila di vestiti. I suoi capelli scuri e disordinati e gli occhi intensi la colpirono immediatamente. Sembrava assorto nel suo lavoro, ma ogni tanto alzava lo sguardo, incrociando il suo.

Valentina, colta da un impulso, decise di avvicinarsi. Con un sorriso malizioso, chiese: "Hai qualche consiglio per non rovinare i capi scuri?" Il giovane, sorpreso, si presentò come Marco e iniziò a spiegarle le varie tecniche di lavaggio, mentre i suoi occhi brillavano di una scintilla di interesse.

I due iniziarono a chiacchierare, scoprendo di avere molte cose in comune, dalla passione per i viaggi alla predilezione per i film d’autore. Ogni parola sembrava avvicinarli, e il rumore delle macchine diventava un sottofondo musicale alla loro conversazione.

Valentina, divertita dalla situazione, decise di mettere alla prova la sua audacia. "Sei così bravo a piegare i vestiti, dovresti insegnarmi. Magari potremmo organizzare una lezione privata," disse con un tono giocoso.

Marco, colpito dall’atteggiamento audace di Valentina, rise e rispose: "Solo se prometti di portare la pizza. Mi sembra un affare equo."

Il tempo volò mentre continuavano a parlare, e quando la lavatrice di Valentina finalmente si fermò, entrambi si resero conto di non voler interrompere quel momento. "Potremmo continuare questa conversazione da qualche altra parte, magari in un bar vicino?" propose Marco, mentre il suo sguardo si faceva più intenso.

Valentina fece un passo avanti, il cuore che batteva forte. "Mi sembra un’ottima idea," rispose, lasciando dietro di sé il profumo di detersivo e la routine della lavanderia.

Uscirono insieme, le risate e le chiacchiere che riempivano la strada. La lavanderia, inizialmente solo un luogo di passaggio, si era trasformata in un palcoscenico di seduzione e possibilità, dove due anime si erano incontrate, pronte a esplorare un nuovo capitolo della loro vita.


L'odore di detersivo e candeggina, normalmente così pungente, quella sera per Leo era un afrodisiaco. Era seduto su una delle sgabelline di plastica arancione della Lavanderia "Ciclo Perfetto", il suo sguardo fisso su Sofia. Lei era un turbine di capelli rossi e lentiggini, china su una montagna di lenzuola bianche che sembravano sfidare la forza gravitazionale della Terra. Indossava una vecchia maglietta bianca, ormai sbiadita, che sottolineava la curva della sua schiena.

Leo, solito frequentare locali alla moda, si era ritrovato in quel posto anomalo per un'emergenza: una macchia di vino rosso su una camicia bianca, un disastro che solo una buona lavatrice industriale poteva risolvere. Ma la sua attenzione era totalmente catturata da Sofia.

Si avvicinò lentamente, fingendo un'aria distratta. "Scusa, sai dirmi se questo detersivo è adatto per tessuti delicati?" chiese, indicando un flacone con un'etichetta indecifrabile.

Sofia si raddrizzò, gli occhi color ambra che si incrociarono con i suoi. "Dipende dal tessuto," rispose con un sorriso che illuminò la stanza più delle luci al neon. La sua voce era un sussurro, quasi un segreto condiviso tra loro due, in quel piccolo angolo di mondo saponoso.

Iniziò così un dialogo fatto di consigli sui cicli di lavaggio, di osservazioni sulla durezza dell'acqua e di sguardi furtivi che si prolungavano più del dovuto. Scoprì che Sofia era una studentessa di arte, appassionata di tessuti antichi e con un'ironia tagliente. Lui, un architetto con un talento per il sarcasmo raffinato, rispondeva alle sue battute con la stessa arguzia, creando un'atmosfera carica di elettricità statica, simile a quella che si genera nei capi di lana appena asciugati.

Tra una centrifuga e l'altra, le loro mani si sfiorarono accidentalmente, una scarica di corrente invisibile ma palpabile passò tra loro. Lui le offrì un caffè dal distributore automatico, un gesto semplice che però sembrava sigillare un patto non detto. Mentre bevevano il caffè tiepido, tra l'odore di detersivo e il rumore ovattato delle lavatrici, parlarono di sogni, di paure, di progetti futuri.

Quando le sue lenzuola furono finalmente pulite e profumate, Sofia gli sorrise, un sorriso radioso e pieno di promesse. "Grazie per l'aiuto," disse, lasciando cadere una ciocca di capelli rossi dietro l'orecchio. "E per la conversazione."

Leo raccolse la sua camicia, ormai immacolata. Il vino rosso era sparito, sostituito da una macchia di un altro tipo: quella del desiderio, un'impronta indelebile che nessun lavaggio avrebbe mai potuto cancellare. Prima di uscire, si voltò, e la vide raccogliere un volantino con il numero di telefono della lavanderia. Sul retro, aveva scritto un numero. Il suo.


Era una domenica pomeriggio e Alex era alla lavanderia self-service del suo quartiere per fare il bucato. Si guardò intorno, sperando di vedere qualcuno di interessante con cui scambiare qualche parola. Fu allora che notò una donna, bella e affascinante, intenta a caricare la lavatrice.

Alex si avvicinò con un sorriso e le disse: "Buon pomeriggio, sei nuova qui? Non ti ho mai vista prima".

La donna lo guardò e ricambiò il sorriso. "Sì, è la prima volta che vengo in questa lavanderia. Mi sono appena trasferita nel quartiere".

"Benvenuta allora! Posso offrirti un caffè mentre aspettiamo che i nostri vestiti siano pronti?" le chiese Alex con cortesia.

"Sarebbe davvero gentile, grazie!" rispose lei.

I due si sedettero su una delle panche e cominciarono a chiacchierare. Alex era affascinato dalla bellezza e dal carattere della donna, mentre lei trovava il suo fascino irresistibile.

Col passare del tempo, la loro conversazione si fece sempre più intima e coinvolgente. Quando le lavatrici si fermarono, nessuno dei due ebbe più voglia di andarsene. Dopo qualche altro caffè e qualche sguardo languido, decisero di proseguire la serata altrove, lontano da quella modesta lavanderia self-service.

FINE CORSA

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"Fine Corsa" di Giorgio Viali è un film di rara intensità e profondità, che esplora con maestria il difficile tema del declino umano. Attraverso una serie di storie intrecciate, il regista ci conduce in un viaggio emotivo e visivo travolgente, costringendoci a confrontarci con le nostre stesse fragilità.

Fin dalla prima inquadratura, l'estetica del film cattura l'attenzione. Viali opta per una palette di colori spenti e desaturati, creando un'atmosfera opprimente che si riflette nell'interiorità dei personaggi. Le ambientazioni, spesso luoghi comuni come lavanderie o fermate di autobus, diventano quasi personaggi a sé stanti, con la loro grigia solitudine che amplifica il senso di isolamento dei protagonisti.

La narrazione si snoda attraverso una serie di capitoli che seguono le vicende di Celeste, una donna segnata da esperienze traumatiche e costretta a lottare per la sua sopravvivenza in un mondo che sembra volerla schiacciare. La sua interpretazione, magistrale, è un vortice di emozioni trattenute, di sguardi persi e di silenzi carichi di significato. L'attrice riesce a trasmettere con straordinaria efficacia la vulnerabilità e la forza di Celeste, una donna sospesa tra la rassegnazione e il desiderio di riscatto.

Accanto a lei, il personaggio di Orfeo, interpretato con inquietante carisma, rappresenta la faccia oscura della società, il lato più violento e predatorio dell'essere umano. Il confronto tra Celeste e Orfeo, carico di tensione e di rabbia repressa, diventa il fulcro attorno a cui ruota l'intera narrazione, un scontro impari tra la fragilità e la brutalità.

Particolarmente potente è la scena dell'abuso, realizzata con delicatezza e crudezza al tempo stesso. Viali riesce a trasmettere il dolore e l'umiliazione di Celeste senza mai scadere nel sensazionalismo, mantenendo un tono sobrio e rigoroso che amplifica l'impatto emotivo sullo spettatore.

Il regista non si limita tuttavia a raccontare una semplice storia di violenza e sopraffazione. "Fine Corsa" è un film che esplora le sfumature dell'animo umano, le crepe che si aprono nel nostro senso di identità quando siamo costretti ad affrontare l'inevitabile declino. Ogni protagonista, in modo diverso, si confronta con i propri fallimenti, con le scelte sbagliate e con la lotta per mantenere una parvenza di dignità in un mondo che sembra volerli schiacciare.

La forza di questo film risiede forza di questo film risiede nella sua capacità di restituire la complessità della condizione umana, senza giudizi morali o semplificazioni. Viali ci costringe a guardare in faccia la nostra fragilità, a confrontarci con le nostre paure e le nostre ipocrisie, in un viaggio emozionante e sconvolgente che ci lascia turbati ma anche profondamente riflettivi.

"Fine Corsa" è un capolavoro del cinema contemporaneo, un'opera d'arte che si imprime nella memoria dello spettatore, costringendolo a interrogarsi sulle proprie certezze e a cercare nuove vie di riscatto e di speranza. Un film che merita di essere visto e discusso, un'esperienza visiva ed emotiva di straordinaria potenza.


Recensione di Fine Corsa: Un'esplorazione cruda e potente della violenza e della solitudine

Fine Corsa, il film di Giorgio Viali, non è un'opera facile. Non si tratta di una narrazione lineare né di un'esperienza cinematografica confortevole. Piuttosto, è un'immersione cruda e spietata nella psiche di Celeste, una donna che lotta contro la violenza, la solitudine e la sua stessa incapacità di esprimere il dolore. Il film non offre risposte facili, né cerca di edulcorare la realtà della violenza domestica e del suo impatto devastante.

La forza di Fine Corsa risiede nella sua capacità di creare un'atmosfera densa di tensione e disagio, che pervade ogni scena. La regia asciutta e minimale, focalizzata sui dettagli e sulle espressioni dei personaggi, contribuisce a rendere l'esperienza visiva intensamente coinvolgente. L'assenza di una colonna sonora invasiva lascia spazio al silenzio, che diventa un personaggio a sé stante, amplificando la solitudine di Celeste e il peso della violenza subita.

Le scene, descritte con accuratezza nei materiali preparatori, sono ben costruite e funzionano efficacemente nel costruire la storia a ritmi lenti e ponderati. La scelta di focalizzarsi sulla prospettiva di Celeste, mostrandoci il suo mondo interiore attraverso sguardi, gesti e momenti di silenzio, è una scelta registica coraggiosa e di grande impatto. Vediamo la sua disperazione, la sua confusione, la sua lotta silenziosa contro un sistema che sembra non offrirle alcuna protezione.

Tuttavia, la mancanza di una struttura narrativa più definita potrebbe rappresentare un limite per alcuni spettatori. La trama, frammentata e non sempre lineare, richiede un impegno attivo da parte del pubblico, che deve ricostruire i pezzi del puzzle per comprendere appieno la storia. Questo approccio, pur apprezzabile per la sua originalità, potrebbe risultare frustrante per chi cerca una narrazione più tradizionale.

La performance attoriale è cruciale per la riuscita del film, e sarà fondamentale la capacità dell'attrice che interpreta Celeste di trasmettere tutta la complessità del suo personaggio, la sua fragilità e la sua silente forza. Il contrasto con Orfeo, il suo aggressore, sarà altrettanto importante per sottolineare la disuguaglianza di potere e la violenza insita nella loro relazione.

In conclusione, Fine Corsa è un film coraggioso e perturbante, che non lascia indifferenti. Non è un'opera per tutti, ma per chi è disposto ad affrontare un tema delicato e complesso con sguardo critico, è un'esperienza cinematografica intensa e memorabile. La sua forza risiede nella sua cruda onestà, nella sua capacità di farci sentire la solitudine e la disperazione di Celeste, e nell'invitare a una riflessione profonda sulla violenza e sulle sue conseguenze devastanti. La riuscita finale dipenderà fortemente dalla qualità della regia e delle interpretazioni, ma il potenziale per un film di grande impatto è indubbiamente presente.


FINE CORSA DI GIORGIO VIALI