FINE CORSA 2025

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Recensione del Film "Fine Corsa" di Giorgio Viali

"Fine Corsa", opera di Giorgio Viali, si presenta come un intenso e toccante viaggio attraverso le vite di Celeste e Orfeo, due figure emblematiche che incarnano la fragilità umana di fronte a contesti di abuso, isolamento e perdita. La narrazione è costruita attraverso una serie di scene che, pur nella loro semplicità apparente, si intrecciano in un racconto profondo e stratificato.

Atmosfera e Stile Visivo

Viali riesce a creare un'atmosfera palpabile di solitudine e tensione. Le ambientazioni, dalla lavanderia pubblica all’ufficio di polizia, sono impregnate di un realismo crudo che riflette le esperienze di vita dei personaggi. La scelta dei colori è significativa: tonalità fredde e desaturate accompagnano Celeste nel suo percorso di sofferenza, mentre momenti di calore, come quelli trascorsi con la madre, risaltano per il contrasto, rendendo la sua assenza ancora più straziante.

Le inquadrature sono studiate con attenzione, enfatizzando il distacco di Celeste dal mondo che la circonda. Scene come quella della fermata dell’autobus e delle pulizie notturne, in cui Celeste è circondata da altri personaggi ma comunque isolata, catturano perfettamente il senso di alienazione che permea la sua vita.

Tematiche e Personaggi

Il film affronta tematiche di grande rilevanza sociale, come la violenza di genere e le dinamiche di potere nelle relazioni. Celeste, interpretata con una sensibilità straordinaria, è una donna che vive in un costante stato di vulnerabilità, intrappolata in una spirale di abusi e indifferenza. La sua interazione con gli altri personaggi, dalla mamma alla zia, fino ai colleghi e Orfeo, evidenzia il contrasto tra la ricerca di connessione e la cruda realtà dell’isolamento.

La figura di Orfeo, rappresentata come un personaggio complesso e minaccioso, aggiunge ulteriore tensione narrativa. La sua personalità arrogante e difensiva non solo serve a riflettere le sue fragilità, ma funge anche da specchio per il sistema che spesso protegge gli aggressori a scapito delle vittime.

Momenti di Introspezione

Uno degli aspetti più riusciti del film è la capacità di Viali di dare voce ai momenti di introspezione di Celeste. Scene come quella in ospedale con la zia e le telefonate notturne rivelano la sua vulnerabilità e il conflitto interiore. La preghiera condivisa con la zia rappresenta un momento di connessione e ricerca di conforto, mentre le telefonate provocatorie evidenziano il suo tentativo di trovare un senso in una vita che sembra sfuggirle.

Conclusione

"Fine Corsa" è un film che, attraverso un linguaggio visivo evocativo e una narrazione intensa, invita lo spettatore a riflettere su temi di grande attualità, come la vulnerabilità, l’abuso e la resilienza. La regia di Giorgio Viali riesce a catturare la complessità delle emozioni umane, portando il pubblico a confrontarsi con la realtà di personaggi che, pur nella loro sofferenza, cercano un modo per emergere. Questo film non è solo una rappresentazione della violenza, ma anche un inno alla speranza e alla capacità di riprendersi, anche quando sembra che la corsa verso la vita sia giunta alla fine.


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FINE CORSA

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FINE CORSA DI GIORGIO VIALI

Celeste si sentiva come se il mondo le fosse sfuggito di mano, un concetto astratto che non riusciva a afferrare. I suoi giorni erano scanditi da una routine che rasentava la monotonia, un ciclo di pulizie e riflessioni che la portavano a chiudersi in sé stessa. La lavanderia pubblica era uno dei pochi luoghi in cui si sentiva a suo agio, un angolo di normalità in una vita che sembrava sempre più precaria. La mamma con la bambina le ricordava la vita che avrebbe voluto, ma che sembrava impossibile da raggiungere. Il canto dolce della donna si mescolava con il rumore della lavatrice, creando un'atmosfera quasi surreale. Mentre fumava la sigaretta all'esterno, Celeste si sentiva distaccata, come se stesse osservando la scena da un vetro impenetrabile.

La mattina seguente, il viaggio per il lavoro iniziava prima dell'alba. La fermata dell'autobus era un luogo di attesa e di pensieri confusi, dove tre uomini di colore sembravano conversare tra loro, ma a lei non importava. L'autobus la portava all'azienda metalmeccanica, un luogo freddo e meccanico, proprio come il suo lavoro. Orfeo, la guardia giurata, era una presenza costante e inquietante; il suo silenzio e la sua imponente figura la facevano sentire vulnerabile. Nonostante non avessero mai scambiato una parola, Celeste avvertiva la sua energia bruta, una forza che la intimidiva.

Il lavoro con la collega era un modo per distrarsi, per dimenticare per un momento il peso della vita. Le chiacchiere sulla festa e sull'uomo con cui aveva passato la notte sembravano così lontane dalla sua realtà. Celeste si sentiva aliena, come se il mondo delle relazioni fosse un universo a parte, inaccessibile e distante. La pulizia dei bagni, lo svuotamento dei cestini, erano azioni che compiva in modo automatico, una danza di movimenti ripetitivi che le permettevano di rifugiarsi nei suoi pensieri.

Dopo il lavoro, la visita all'ospedale dalla zia Agata era un momento di connessione con il passato. Le preghiere che recitavano insieme erano un rituale che le dava conforto, ma che non poteva riempire il vuoto che sentiva dentro. L'assenza di relazioni affettive la tormentava, eppure non riusciva a spiegarsene il motivo. La sera, il lavoro extra di intrattenimento telefonico era un modo per guadagnare qualche soldo in più, ma anche un modo per evadere dalla sua vita monotona. Raccontare le sue reazioni ai video di pornografia era un atto di vulnerabilità che la metteva a disagio, ma che al contempo le dava una sensazione di potere su qualcosa che le era sempre sfuggito.

La routine di pulizie al bar di notte era un'altra dimensione, un altro mondo in cui si muoveva come un'ombra. L'oscurità le dava una strana sensazione di libertà, ma anche di solitudine. Ogni mattina, il ciclo ricominciava, e quel giorno non fu diverso. Entrando nell'azienda, un brivido le corse lungo la schiena quando vide Orfeo uscire dalla guardiola. L'atmosfera era tesa, e il bagno, un luogo di rifugio, si trasformò in un palcoscenico di una scelta inaspettata. Celeste si trovò a fronteggiare una realtà che l’avrebbe segnata per sempre.

Due mesi dopo, seduta davanti a una poliziotta, raccontava la sua storia. Le parole uscivano a fatica, ma la necessità di essere ascoltata la spingeva a continuare. Ogni domanda della poliziotta sembrava scavare più a fondo, rivelando paure e segreti che aveva tenuto nascosti. La paura di perdere il lavoro, la speranza di non avere conseguenze, tutto sembrava un ricordo distante. E ora, con una vita che cresceva dentro di lei, Celeste si trovava di fronte a un bivio, un momento in cui il passato e il futuro si intrecciavano in modi inaspettati e inquietanti.

Nell'altra stanza, Orfeo affrontava il suo interrogatorio. La sua negazione era scontata, ma il poliziotto non sembrava impressionato dalle sue parole. I precedenti penali di Orfeo lo seguivano come un'ombra, un memento della sua natura violenta e misogina. Mentre il poliziotto annotava le sue risposte, la tensione nell'aria era palpabile, un riflesso di un incontro che avrebbe avuto conseguenze ben oltre quella stanza.

Celeste e Orfeo, due mondi separati che si erano scontrati in un modo devastante, si trovavano ora a dover affrontare le ripercussioni delle loro azioni, in un intreccio di verità e menzogne, di paura e coraggio.


Fine Corsa: Un'Analisi del Significato Meccanico e una Visione Creativa

Definizione Meccanica dei Finecorsa

Il termine "finecorsa" in ambito meccanico si riferisce a un dispositivo di controllo progettato per arrestare automaticamente il movimento di organi o apparati, come carrelli e gru. Questi dispositivi sono essenziali per la sicurezza operativa, poiché prevengono urti o manovre pericolose che potrebbero causare danni materiali o lesioni. I finecorsa sono generalmente costituiti da un sensore di prossimità a contatto, che comprende un attuatore meccanicamente collegato a un contatto di uscita. Quando un oggetto interagisce con l'attuatore, il dispositivo attiva il contatto, stabilendo o interrompendo una connessione elettrica. Questo meccanismo è cruciale non solo nelle applicazioni industriali, ma anche in contesti quotidiani, come gli elettrodomestici, dove la sicurezza e l'affidabilità sono fondamentali.

Fine Corsa: La Serie di Racconti

La serie di racconti "Fine Corsa" si inserisce in un contesto narrativo che esplora il tema del declino, riflettendo metaforicamente sul funzionamento dei finecorsa meccanici. Ogni racconto si concentra sulla fase finale di un successo, che può essere sociale, politico, umano, artistico o imprenditoriale. La narrazione si sviluppa attorno a personaggi o brand che, dopo aver raggiunto apici di popolarità e notorietà, affrontano un inesorabile declino. Questo processo di discesa è spesso accompagnato da eventi sorprendenti e drammatici, che possono includere crisi legali, crolli economici o scossoni sociali.

Le storie di "Fine Corsa" si snodano attraverso una varietà di scenari, ciascuno dei quali illustra il fragile equilibrio tra successo e fallimento. I personaggi, che inizialmente brillano di luce propria, si trovano a dover affrontare le conseguenze delle loro azioni o le situazioni esterne che li sovrastano, costringendoli a un confronto con le proprie fragilità. Questa fase finale è rappresentata come un momento di introspezione e rivelazione, in cui i protagonisti devono confrontarsi con il loro passato e le scelte che li hanno portati a quel punto critico.

Progetto Visivo di Giorgio Viali

L'idea visiva di Giorgio Viali per "Fine Corsa" si propone di catturare l'essenza di questo tema di declino attraverso un linguaggio visivo evocativo e simbolico. La scelta dei colori, le inquadrature e le ambientazioni saranno studiati per trasmettere un senso di nostalgia e di caducità. Viali potrebbe optare per un'estetica che gioca con contrasti forti: scene di grande successo illuminate da luci brillanti accostate a momenti di oscurità e desolazione, rappresentando il passaggio da un'epoca di gloria a una di crisi.

Le immagini potrebbero includere simboli di progresso e decadimento, come edifici in rovina accanto a grattacieli scintillanti, o protagonisti che si riflettono in specchi rotti, suggerendo una frattura nell'identità. Ogni racconto, quindi, non solo narra una storia, ma crea un'opera visiva che invita lo spettatore a riflettere sul significato profondo del successo e del suo opposto, l'ineluttabile declino.

In conclusione, "Fine Corsa" si propone come una serie di racconti e videoracconti che, attraverso la loro narrazione e la loro dimensione visiva, esplorano il delicato equilibrio tra successo e fallimento, invitando il pubblico a una riflessione profonda sulla natura effimera della gloria e sull'importanza della resilienza di fronte al declino.

VARIETY

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REMAKE DI VARIETY - 2025

E' in corso la definizione della produzione di un Remake del film "Variety" Sceneggiatura e Regia affidati a: Giorgio Viali. Produzione: Minuscola Produzione

Variety

Prodotto da Renee Shafransky; diretto da Bette Gordon; scritto da Kathy Acker, basato su una storia originale di Bette Gordon; fotografia di Tom DiCillo e John Foster; scenografie di Elyse Goldberg; montaggio di Ila von Hasperg; musica di John Lurie; con Sandy McLeod, Will Patton, Richard M. Davidson, Luis Guzmán, Nan Goldin, Cookie Mueller, Spalding Gray. Blu-ray e DVD, colore, 100 min., 1983. Un film distribuito da Kino Lorber.

La regista Bette Gordon ama osservare. Questa pulsione la portò di fronte al teatro Variety Photoplay più di quarant'anni fa, attirata dalle luci al neon del cartellone. Gordon si fece strada nel proiettore e fu affascinata, non solo dai corpi contorti e esposti sullo schermo (poiché all'epoca si trattava di un cinema pornografico), ma anche dal pubblico che guardava. Così coinvolta da questi strati di osservazione, decise di ampliare e approfondire questa sensazione con un film narrativo a tutti gli effetti, il suo debutto da lungometraggio, Variety (1983).

È rivoluzionario per una donna guardare? Probabilmente no, ma nel contesto e nei testi del cinema, è sicuramente audace e sovversivo. Camminando lungo i sentieri letterali e figurativi del film noir e del suspense alla Hitchcock, Variety di Gordon si svolge in un angolo trasandato nel centro di New York—un Times Square pre-Giuliani (anche se il vero teatro Variety Photoplay si trovava sulla Terza Avenue nel East Village di New York)—e segue una attraente cassiera bionda di un cinema pornografico la cui curiosità per un abituale frequentatore del teatro si trasforma in ossessione per i suoi intrighi torbidi e possibilmente connessi alla criminalità organizzata.

Il film inizia con un primo piano di Christine (Sandy McLeod) di profilo, mentre si prepara a tuffarsi in una piscina e, per estensione, a immergersi nella storia del film. Iniziando dalla straordinaria somiglianza del movimento di profilo e poi girato di Christine con quello iconico di Kim Novak in Vertigo (1958), Gordon apre sulla fisicità di Christine con i suoni dell'acqua che schizzi, piuttosto che con una colonna sonora pomposa di Bernard Hermann. La telecamera segue il tuffo di Christine, che nuota in uno stile dorso allungato, per poi soffermarsi sulle sue gambe, impostando un tono visivo inquietante e voyeuristico. Piuttosto che trasformarsi in una vetrina in Technicolor in stile Esther Williams, i colori primari (cappello da bagno giallo, costume da bagno rosso e bianco, e piscina blu clorata) sono attenuati dalla pellicola granulosa e dagli ambienti comuni, o, a seconda delle preferenze estetiche, forse anche messi in risalto. Nel saggio caratteristicamente eccellente di Amy Taubin, che accompagna il Blu-ray della Kino Lorber, descrive questa immagine e apertura “come un accesso a una zona cinematografica proibita”.

Christine, scrittrice in erba e disoccupata, trova lavoro al Variety Theater.

Passiamo al spogliatoio femminile, uno spazio cupo e dai colori spenti riservato alle donne. Mentre il "talk da spogliatoio" è diventato sinonimo di battute oscene, almeno per gli uomini, Christine e la sua amica Nan (la fotografa Nan Goldin) discutono di sé stesse e del lavoro in vari stadi di (dis)vestizione, con Nan che commenta di conoscere un lavoro ma non pensare che a Christine piacerebbe.

Seguendo il pensiero di Laura Mulvey e la linea teorica di André Bazin, Gordon è stata e rimane una forte sostenitrice del piacere che si trae dal cinema e del potere dell'immagine. Inquadrando la protagonista di Variety come oggetto e soggetto (interpretata da una McLeod capace di proiettarsi), Gordon invita lo spettatore a diventare voyeur sia nel guardarla sia nel guardare insieme a lei, raggiungendo un piano narrativo precedentemente limitato nel cinema dalla tipica traiettoria del desiderio riassunta nella frase di Mulvey “Donna come Immagine, Uomo come Portatore dello Sguardo”. In questo modo, Variety accoglie il pubblico e lo implica, se non lo rende completamente complice, nella narrazione sullo schermo.

Nel suo nuovo lavoro, Christine si siede in un gabinetto di biglietteria e scambia denaro per biglietti del cinema. Il gabinetto amplifica la sua presenza nei confronti dei clienti e la protegge dal mondo esterno, inclusi gli stessi clienti. Come spiega più tardi al suo fidanzato Mark (Will Patton), sente che la sua presenza, insieme alle luci al neon e ai manifesti di film pornografici, è in qualche modo un'attrazione per gli uomini e forse li aiuta a entrare. Durante una pausa (coperta da Luis Guzmán, sia capo che collega), si aggira per la hall del teatro e viene avvicinata da uno di questi uomini, un abituale del teatro di nome Louie (Richard Davidson), che le offre una Coca-Cola in sostituzione di quella che aveva versato pochi istanti prima. Ciò che questo tipo in stile Michel Piccoli (Gordon ha rivelato questo obiettivo riguardo al casting di Davidson nel commento audio del disco) non sa è che, sebbene stia offrendo esca a una bionda simile a una cerbiatta, sarà lei a seguirlo come un cervo attraverso le colline e le valli di spazi dominati dagli uomini in tutto Manhattan, nel Bronx e fino ad Asbury Park.

Durante la realizzazione di Variety, le telecamere (maneggiate dai collaboratori di Jim Jarmusch, Tom DiCillo, John Foster e dalla stessa Gordon) e McLeod entrano in più spazi tipicamente riservati e/o privilegiati per gli uomini. Ogni luogo assume un'atmosfera sperimentale ed esperienziale mentre vediamo quanto a lungo Christine riesca a resistere all'interno dei suoi ambienti. Nel cinema pornografico, entra e esce dalla cabina di proiezione e prolunga il suo soggiorno quando alcune scene catturano la sua attenzione. Nello shop di pornografia, i clienti mantengono le distanze mentre lei osserva le riviste e le cabine video, finché un tipo a caso inizia a comportarsi "come un vero stronzo!" e lei esce dallo shop. Al Mercato del Pesce Fulton, un luogo che Mark dice essere controllato dalla mafia, e dove Louie stringe la mano a diversi uomini, Christine riesce a vagare senza interferenze, senza che venga prestata attenzione a lei (sia desiderata che indesiderata). Al Yankee Stadium, dove Louie ha invitato Christine per un appuntamento, viene trattata con un posto in una box con vista, con la partita di baseball che diventa uno sfondo nella ripresa a due di lei e Louie, quasi come una proiezione sullo schermo posteriore in un film di Hitchcock (come nota Gordon nel commento audio). Il loro appuntamento, inclusa una bottiglia di champagne condivisa, viene bruscamente interrotto quando Louie si precipita per un affare urgente non specificato. Dopo aver percepito l'odore di Louie al cinema e, per usare un linguaggio venatorio, presentandosi per L'Incontro che era la data alla partita, la partenza brusca di Louie funge da doppia corna, segnando l'inizio della caccia di Christine, una in cui il suo personaggio si evolve da segugio a Cacciatore mentre Gordon rimane il Maestro.

Prima di questo film, Gordon era per lo più quella che Amy Taubin ha definito una regista "brava ragazza", bilanciando le pressioni del discorso femminista contemporaneo senza affrontare completamente o esplorare la questione del desiderio femminile sullo schermo, come elaborato nel pezzo di Taubin su "I film di Bette Gordon" per la retrospettiva all'Anthology Film Archives nel 2011. Come riflettuto in seguito da Gordon, “Sentivo che il piacere delle donne non era stato rappresentato molto bene nel cinema, specialmente non fino al Movimento delle Donne che esaminava il film e volevo reinserirlo come questione.” Attraverso la Downtown Art Scene, Gordon si connessa a Kathy Acker, una scrittrice e artista performativa sperimentale "cattiva ragazza".

Se Gordon amava osservare, Acker amava parlare (Acker è deceduta di cancro al seno nel 1997). Negli anni Settanta e nei primi anni Ottanta, si fece un nome con recitazioni di narrazione in prima persona stravaganti e che scuotevano i tabù, rivolte a pubblici di club e salotti a Lower Manhattan, incorporando osservazioni del set culturale bohémien e le proprie esperienze come figlia di una famiglia benestante dell'Upper East Side trasformata in lavoratrice del sesso-cum-segretaria diventata voce dell'avanguardia underground. Uno degli esperimenti più formali di Acker era riscrivere donne nei ruoli centrali di romanzi classici centrati sugli uomini, come Don Chisciotte e Grandi Speranze.

Con questa sensibilità e l'uso frequente della pornografia all'interno del suo lavoro, Acker era ben adatta a mettere in parole la visione di Gordon mentre lavoravano insieme a quello che sarebbe diventato il copione di Variety, basato sulla premessa e sul trattamento di Gordon. A differenza della narrativa antiporn e antistruttura delle filmmaker associate al Movimento delle Donne della fine degli anni Settanta e all'inizio degli anni Ottanta, Gordon e Acker cercavano di sovvertire l'arte impregnata di patriarcato (sia essa cinema o letteratura) utilizzando i suoi stessi meccanismi come armi e creando così dichiarazioni che potenziano le donne, le loro storie e i loro desideri.

Man mano che Christine cresce e si adatta all'estetica, seguendo le sue curiosità e desideri, aliena il suo fidanzato giornalista con monologhi brechtiani—che ricordano i primi (prima che dicesse addio al linguaggio) Godard—di fiction pornografica e fantasie sessuali. Questi discorsi sono le parole e lo spirito di messa in scena confrontativa di Acker, ma recitati con il tono invitante e quasi seducente, senza diventare apertamente licenzioso, delle cassette di auto-aiuto e degli esercizi di meditazione. Questo confronto diventa più diretto più tardi nel film quando Christine si sdraia e ascolta una cassetta di meditazione che Gordon stessa aveva trovato.

Tornando indietro e approfondendo i legami doppi di Variety con il film noir e la pornografia vintage, un occhio attento noterà i manifesti di Laura’s Desires (1977) e A Place Beyond Shame (1980) nel film. Entrambi i titoli hanno allusioni che rimandano al noir classico (Laura di Otto Preminger [1944] e In A Lonely Place di Nicholas Ray [1950]), e assumono una narrativa propria, arricchendo quella di Christine, poiché appaiono per la prima volta al cinema e vengono poi trovati nel suo appartamento. È nel suo appartamento che vediamo quanto è cambiata mentre lavorava al Variety. Nello spazio privato, Christine passa dall'ascoltare messaggi telefonici (da madre preoccupata a padrone di casa preoccupato) mentre mangia gelato in abiti casual, a truccarsi davanti allo specchio con un magnifico corpetto blu, trucco smoky e codini. Come sottolinea la critica cinematografica di New York Hillary Weston nel commento audio, Christine porta a casa con sé il neon del teatro e la sua estetica.

I colori e la palette complessiva del film si intensificano nel tempo e si allineano con la storia e lo sviluppo del personaggio di Christine, l'effetto del quale è reso ancora più sorprendente in questa restaurazione 2K approvata dal regista, laminata dalla qualità granulosa emblematicamente sovversiva del cinema in 16 mm. Le caratteristiche bonus includono gallerie di stills di produzione di Nan Goldin, stills di scouting location e illustrazioni di storyboard, che offrono ulteriori spunti sul processo visivo del film e più arte da consumare per lo spettatore curioso. Il corto di Gordon Anyone’s Woman (1981) è anch'esso incluso come bonus e si rivela aver gettato le basi per pezzi poi incorporati in Variety (inclusi discussioni su fantasie sessuali, recitazioni da donne a uomini disinteressati e distaccati, e il teatro Variety Photoplay stesso).

Variety è una storia di ossessione trasformata in realizzazione, con una sceneggiatura palpabilmente pulp girata in modo così essenziale che le immagini sono aperte a proiezioni e interpretazioni, invitando la complicità dello spettatore nell’esperienza voyeuristica—sempre che non si disimpegnino quasi immediatamente come fa il fidanzato di Christine, il cui silenzio crescente rende la sua voce ancora più forte. Come testo femminista all'interno di un film noir (o di un primo atto di Hitchcock) con tocchi erotici, Variety oscilla e si discosta dai modi del film narrativo, della pornografia e dell'avanguardia. La narrativa giallistica che fiorì negli anni Quaranta si fonde in questo ambiente vibrante degli anni Ottanta, mescolando il Classic Hollywood con il cinema indipendente. Il film è anche un artefatto di un New York non così vecchio, in un periodo intermedio tra Taxi Driver (1976) e After Hours (1985), con allusioni a Desperately Seeking Susan (1985), ma presenta lo stile distintivo di Bette Gordon e la radicale Downtown Art Scene degli anni Ottanta a cui lei e Acker appartenevano.

Per quanto riguarda il motivo per cui Variety non venga discusso più spesso tra i film sopra citati, molti critici contemporanei furono sorpresi dalla sua estetica pornografica (alcuni delusi che non fosse più osceno, altri infastiditi dall'atto di impegnarsi positivamente con la pornografia) mentre altri non risposero bene al suo fallimento nel conformarsi alle aspettative narrative del noir o del thriller, aggravato da un finale discutibilmente insoddisfacente. Per un esempio dalle pagine di Cineaste (inverno 1985), Susan Jhirad concluse la sua recensione mista e negativa: “Se si desidera vedere un film che affronti seriamente il legame tragico tra pornografia, grandi soldi e violenza contro le donne, sarebbe meglio vedere Star 80, un film femminista sottovalutato realizzato (ahimè) da un uomo.” Dopo essere stata selezionata per i festival cinematografici di Toronto e Cannes (edizioni del 1983 e del 1984, rispettivamente) e una distribuzione teatrale poco appariscente nel 1985, Variety fu generalmente ignorato e quasi dimenticato per tre decenni al di fuori dei circoli cinematografici di nicchia e di Amy Taubin come sua continua sostenitrice critica. Nel 2009, il Tribeca Film Festival ha presentato Variety in una selezione legata all'ultimo lungometraggio di Gordon, Handsome Harry (2009), e il suo film di debutto ha da allora beneficiato delle più recenti ondate di interesse critico e di pubblico per il lavoro di registe donne trascurate.

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Minuscola Produzione: Un Nuovo Elemento di Estetica e Sperimentazione nel Panorama Mediatico

Vicenza, [06/12/2024] – In un mondo sempre più dominato dalla standardizzazione e dalla ripetizione, dove le immagini si consumano in un batter d'occhio e le narrazioni si intrecciano in un flusso ininterrotto di stimoli, nasce Minuscola Produzione, un audace progetto che si propone di riscrivere le regole del gioco nel campo dei contenuti mediatici. Fondata da Giorgio Viali, questa realtà precaria e indipendente si radica nel cuore pulsante del Veneto, tra Vicenza, Padova, Verona e Treviso, per dare vita a una proposta estetica che si distacca dalle convenzioni e abbraccia il potere trasformativo dell'arte.

Minuscola Produzione non è soltanto un laboratorio di idee, ma un manifesto vivente di una teoria estetica che si interroga sul significato stesso della creazione in un'epoca in cui il digitale e l’intelligenza artificiale stanno ridefinendo i confini del possibile. I nostri progetti, che si estendono dalla fotografia alla videoarte, fino a performance ibride, si pongono l'obiettivo di destrutturare le forme tradizionali, invitando l’osservatore a una riflessione profonda sull’autenticità e sull’originalità. In questo contesto, ogni opera diventa un atto di resistenza contro l'omologazione, un invito a riscoprire la meraviglia e la complessità del reale.

Lontano da un mero utilizzo dell'intelligenza artificiale come strumento di produzione, Minuscola Produzione colloca l’umanità al centro del processo creativo. Ogni progetto è concepito come un dialogo, un incontro di voci diverse che si uniscono per dare vita a esperienze artistiche capaci di sfidare le aspettative e stimolare una conversazione critica. Siamo convinti che l'arte non debba essere un prodotto da consumare, ma un'esperienza da vivere, un rifugio per la riflessione e l'immaginazione.

La nostra realtà è priva di scopi di lucro, fondata su valori di condivisione, collaborazione e innovazione. Crediamo fermamente che l’arte e la comunicazione possano fungere da catalizzatori di cambiamento sociale, stimolando una rinnovata consapevolezza e un’interazione autentica tra le persone. In un contesto in cui il rumore del mondo sembra sovrastare le voci individuali, Minuscola Produzione si erge come un faro di creatività, invitando tutti a partecipare a questo viaggio di esplorazione estetica e sociale.

Per maggiori informazioni e per seguire i nostri progetti, vi invitiamo a visitare il nostro sito web:

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