FINE CORSA

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FINE CORSA DI GIORGIO VIALI

Celeste si sentiva come se il mondo le fosse sfuggito di mano, un concetto astratto che non riusciva a afferrare. I suoi giorni erano scanditi da una routine che rasentava la monotonia, un ciclo di pulizie e riflessioni che la portavano a chiudersi in sé stessa. La lavanderia pubblica era uno dei pochi luoghi in cui si sentiva a suo agio, un angolo di normalità in una vita che sembrava sempre più precaria. La mamma con la bambina le ricordava la vita che avrebbe voluto, ma che sembrava impossibile da raggiungere. Il canto dolce della donna si mescolava con il rumore della lavatrice, creando un'atmosfera quasi surreale. Mentre fumava la sigaretta all'esterno, Celeste si sentiva distaccata, come se stesse osservando la scena da un vetro impenetrabile.

La mattina seguente, il viaggio per il lavoro iniziava prima dell'alba. La fermata dell'autobus era un luogo di attesa e di pensieri confusi, dove tre uomini di colore sembravano conversare tra loro, ma a lei non importava. L'autobus la portava all'azienda metalmeccanica, un luogo freddo e meccanico, proprio come il suo lavoro. Orfeo, la guardia giurata, era una presenza costante e inquietante; il suo silenzio e la sua imponente figura la facevano sentire vulnerabile. Nonostante non avessero mai scambiato una parola, Celeste avvertiva la sua energia bruta, una forza che la intimidiva.

Il lavoro con la collega era un modo per distrarsi, per dimenticare per un momento il peso della vita. Le chiacchiere sulla festa e sull'uomo con cui aveva passato la notte sembravano così lontane dalla sua realtà. Celeste si sentiva aliena, come se il mondo delle relazioni fosse un universo a parte, inaccessibile e distante. La pulizia dei bagni, lo svuotamento dei cestini, erano azioni che compiva in modo automatico, una danza di movimenti ripetitivi che le permettevano di rifugiarsi nei suoi pensieri.

Dopo il lavoro, la visita all'ospedale dalla zia Agata era un momento di connessione con il passato. Le preghiere che recitavano insieme erano un rituale che le dava conforto, ma che non poteva riempire il vuoto che sentiva dentro. L'assenza di relazioni affettive la tormentava, eppure non riusciva a spiegarsene il motivo. La sera, il lavoro extra di intrattenimento telefonico era un modo per guadagnare qualche soldo in più, ma anche un modo per evadere dalla sua vita monotona. Raccontare le sue reazioni ai video di pornografia era un atto di vulnerabilità che la metteva a disagio, ma che al contempo le dava una sensazione di potere su qualcosa che le era sempre sfuggito.

La routine di pulizie al bar di notte era un'altra dimensione, un altro mondo in cui si muoveva come un'ombra. L'oscurità le dava una strana sensazione di libertà, ma anche di solitudine. Ogni mattina, il ciclo ricominciava, e quel giorno non fu diverso. Entrando nell'azienda, un brivido le corse lungo la schiena quando vide Orfeo uscire dalla guardiola. L'atmosfera era tesa, e il bagno, un luogo di rifugio, si trasformò in un palcoscenico di una scelta inaspettata. Celeste si trovò a fronteggiare una realtà che l’avrebbe segnata per sempre.

Due mesi dopo, seduta davanti a una poliziotta, raccontava la sua storia. Le parole uscivano a fatica, ma la necessità di essere ascoltata la spingeva a continuare. Ogni domanda della poliziotta sembrava scavare più a fondo, rivelando paure e segreti che aveva tenuto nascosti. La paura di perdere il lavoro, la speranza di non avere conseguenze, tutto sembrava un ricordo distante. E ora, con una vita che cresceva dentro di lei, Celeste si trovava di fronte a un bivio, un momento in cui il passato e il futuro si intrecciavano in modi inaspettati e inquietanti.

Nell'altra stanza, Orfeo affrontava il suo interrogatorio. La sua negazione era scontata, ma il poliziotto non sembrava impressionato dalle sue parole. I precedenti penali di Orfeo lo seguivano come un'ombra, un memento della sua natura violenta e misogina. Mentre il poliziotto annotava le sue risposte, la tensione nell'aria era palpabile, un riflesso di un incontro che avrebbe avuto conseguenze ben oltre quella stanza.

Celeste e Orfeo, due mondi separati che si erano scontrati in un modo devastante, si trovavano ora a dover affrontare le ripercussioni delle loro azioni, in un intreccio di verità e menzogne, di paura e coraggio.


Fine Corsa: Un'Analisi del Significato Meccanico e una Visione Creativa

Definizione Meccanica dei Finecorsa

Il termine "finecorsa" in ambito meccanico si riferisce a un dispositivo di controllo progettato per arrestare automaticamente il movimento di organi o apparati, come carrelli e gru. Questi dispositivi sono essenziali per la sicurezza operativa, poiché prevengono urti o manovre pericolose che potrebbero causare danni materiali o lesioni. I finecorsa sono generalmente costituiti da un sensore di prossimità a contatto, che comprende un attuatore meccanicamente collegato a un contatto di uscita. Quando un oggetto interagisce con l'attuatore, il dispositivo attiva il contatto, stabilendo o interrompendo una connessione elettrica. Questo meccanismo è cruciale non solo nelle applicazioni industriali, ma anche in contesti quotidiani, come gli elettrodomestici, dove la sicurezza e l'affidabilità sono fondamentali.

Fine Corsa: La Serie di Racconti

La serie di racconti "Fine Corsa" si inserisce in un contesto narrativo che esplora il tema del declino, riflettendo metaforicamente sul funzionamento dei finecorsa meccanici. Ogni racconto si concentra sulla fase finale di un successo, che può essere sociale, politico, umano, artistico o imprenditoriale. La narrazione si sviluppa attorno a personaggi o brand che, dopo aver raggiunto apici di popolarità e notorietà, affrontano un inesorabile declino. Questo processo di discesa è spesso accompagnato da eventi sorprendenti e drammatici, che possono includere crisi legali, crolli economici o scossoni sociali.

Le storie di "Fine Corsa" si snodano attraverso una varietà di scenari, ciascuno dei quali illustra il fragile equilibrio tra successo e fallimento. I personaggi, che inizialmente brillano di luce propria, si trovano a dover affrontare le conseguenze delle loro azioni o le situazioni esterne che li sovrastano, costringendoli a un confronto con le proprie fragilità. Questa fase finale è rappresentata come un momento di introspezione e rivelazione, in cui i protagonisti devono confrontarsi con il loro passato e le scelte che li hanno portati a quel punto critico.

Progetto Visivo di Giorgio Viali

L'idea visiva di Giorgio Viali per "Fine Corsa" si propone di catturare l'essenza di questo tema di declino attraverso un linguaggio visivo evocativo e simbolico. La scelta dei colori, le inquadrature e le ambientazioni saranno studiati per trasmettere un senso di nostalgia e di caducità. Viali potrebbe optare per un'estetica che gioca con contrasti forti: scene di grande successo illuminate da luci brillanti accostate a momenti di oscurità e desolazione, rappresentando il passaggio da un'epoca di gloria a una di crisi.

Le immagini potrebbero includere simboli di progresso e decadimento, come edifici in rovina accanto a grattacieli scintillanti, o protagonisti che si riflettono in specchi rotti, suggerendo una frattura nell'identità. Ogni racconto, quindi, non solo narra una storia, ma crea un'opera visiva che invita lo spettatore a riflettere sul significato profondo del successo e del suo opposto, l'ineluttabile declino.

In conclusione, "Fine Corsa" si propone come una serie di racconti e videoracconti che, attraverso la loro narrazione e la loro dimensione visiva, esplorano il delicato equilibrio tra successo e fallimento, invitando il pubblico a una riflessione profonda sulla natura effimera della gloria e sull'importanza della resilienza di fronte al declino.


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