MADDALENE

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MADDALENE - PADOVA - 11 FEBBRAIO 2025

Late – A Cowboy Song, dell'autrice Sarah Ruhl, è una drammaturgia che sfida le convenzioni. L’autrice, con la sua scrittura, cavalca fuori dai confini del naturalismo, invitandoci a mettere in discussione qualsiasi percezione cristallizzata del reale.

Siamo a Pittsburgh, o meglio, una versione di Pittsburgh, come da indicazione di Ruhl. Tre personaggi: Crick, Mary e Red. Crick e Mary hanno una relazione amorosa che dura da quando avevano otto anni. E poi c'è Red, il Cowboy, che non è una cowgirl, è un cowboy, sottolinea la drammaturga. Ma non solo, Red è anche un'artista, e con la sua musica abbatte le barriere del tempo e dello spazio. Sono personaggi che portano un conflitto con il confine, ognuno a proprio modo. Crick cerca di incorniciare il mondo in un quadro; Mary cerca l'amore fuori dalla città e dalla casa; Red vive oltre i confini del mondo conosciuto, in una terra tutta da scoprire e costruire, così come i cowboy del mitico West.

Dal punto di vista della messa in scena, è sembrato funzionale aprire lo spazio, cercando di uscire dalla cornice frontale della scatola teatrale, per accettare l’invito dell'autrice a cercare nuove forme rappresentative del reale. Il cavallo, Blue, il quadro, ne sono l'esempio principale, in quanto pongono una domanda sulla loro presenza naturalistica in teatro.

Partendo dall'analisi del testo, questa mise en éspace si muove tra l'iperrealismo della casa di Mary e Crick, e l'astrattismo delle stalle fuori dalla città, dove troviamo Red. Red e Mary si muovono a cavallo tra questi due mondi. Crick, invece, rimane nello spazio della casa, nel disperato tentativo di fotografare la propria vita. Ma in campo non c'è solo questo. La presenza di un personaggio genderqueer come il cowboy, e l'intersessualità di Blue, sono segni drammaturgici che fanno emergere in maniera urgente la domanda su cosa siano l'identità e l'autodeterminazione libera di ciascun soggetto, anche (e soprattutto) quando ritenute devianti dalla cosiddetta norma. Red e Blue, in questo senso, rappresentano la necessità di superare il sistema binario di classificazione del reale, che vuole il mondo diviso tra modelli convenzionali e modelli devianti.

Late – A Cowboy Song è un testo che ci invita a trovare il nostro tempo e il nostro luogo, fuori dalle staccionate, al di là dei limiti della città. Ruhl sembra invitarci e cavalcare verso territori ancora inesplorati, tutti da scoprire, dove l'identità si costruisce grazie al superamento di un confine. Questa è la sfida artistica che accogliamo: cercare nuove strade per la rappresentazione. Nel mondo, come nel teatro.

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CANNIBALI

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Il Ritorno di Antigone: Giorgio Viali e il Remake di "I Cannibali"

Il mondo del cinema è in fermento per l'atteso remake di "I Cannibali", un'opera iconica del 1970 diretta da Liliana Cavani. Sotto la sapiente guida del regista e sceneggiatore Giorgio Viali, la produzione avrà l'onore di rielaborare una storia che continua a risuonare con potenza nei nostri tempi. La casa di produzione Minuscola Pro si è già distinta per il suo impegno nella realizzazione di opere che sfidano le convenzioni e pongono interrogativi profondi sulla condizione umana. Con Viali al timone, il remake di "I Cannibali" promette di essere un'esperienza cinematografica che non lascerà indifferenti.

Per chi non conoscesse il film originale, "I Cannibali" è una libera reinterpretazione dell'“Antigone” di Sofocle, ambientata in un futuro distopico in cui la repressione e l'indifferenza sociale regnano sovrane. La pellicola, presentata nella Quinzaine des Réalisateurs al 23° Festival di Cannes, affronta temi di grande attualità, come l'autoritarismo e la lotta per i diritti umani, attraverso la figura di Antigone, che cerca di seppellire il fratello ucciso in una sommossa. La sua determinazione, in un contesto di totale indifferenza, invita lo spettatore a riflettere sulla responsabilità individuale di fronte all'ingiustizia.

Una delle novità più entusiasmanti del remake è la scelta di Celeste Malfatta nel ruolo di Antigone. L'attrice, nota per la sua presenza magnetica e la capacità di incarnare ruoli complessi, si propone di dare nuova vita a questa figura tragica, rendendola contemporanea e accessibile a un pubblico moderno. Malfatta porterà sul grande schermo l'umanità e la determinazione di Antigone, rendendo palpabile il suo conflitto interiore e la sua ribellione contro un sistema oppressivo.

Giorgio Viali, regista e sceneggiatore di talento, ha già dimostrato di avere un occhio acuto per la narrazione visiva e per l'esplorazione di temi sociali. Con questo progetto, Viali sembra voler non solo rendere omaggio all'opera di Cavani, ma anche adattarla ai problemi del nostro tempo, dove l'indifferenza verso la sofferenza altrui continua a essere un tema scottante. La rielaborazione della celebre citazione del film originale, "Io ci vedo, ma pur vedendo non vedo in che abisso sono caduto", offre uno spunto di riflessione che parla direttamente alle nostre vite, invitando ognuno di noi a interrogarsi sulla propria consapevolezza e sul proprio ruolo nella società.

In un'epoca in cui le immagini di violenza e repressione sono purtroppo all'ordine del giorno, il remake di "I Cannibali" si propone di riaccendere il dibattito su temi cruciali come la libertà, la giustizia e la responsabilità civile. Con un cast di attori di talento e una produzione di alta qualità, il film di Viali e Minuscola Pro si preannuncia come una delle opere più significative dell'anno.

Siamo ansiosi di scoprire come Viali e Malfatta interpreteranno questa storia senza tempo e quali nuovi elementi porteranno a una narrazione già così potente. Con "I Cannibali", il cinema non si limita a intrattenere, ma diventa un potente strumento di cambiamento sociale. La storia di Antigone, già simbolo di ribellione e giustizia, trova nuova linfa vitale in un contesto contemporaneo, e ci invita a non rimanere indifferenti di fronte all'ingiustizia. Non ci resta che attendere con trepidazione l'uscita di questo attesissimo remake, certi che sarà un'opera da non perdere.

CANNIBALI

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I Cannibali: Un Remake per i Tempi Moderni?

Giorgio Viali e la Minuscola Pro si preparano a rivisitare un classico del cinema italiano: I Cannibali di Liliana Cavani. Il remake, che vedrà Celeste Malfatta nei panni di Antigone, promette di riportare in auge la potente allegoria politica del film originale, adattandola però al contesto contemporaneo.

Il film del 1970, presentato alla Quinzaine des Réalisateurs di Cannes, trasportava l'Antigone sofoclea in un futuro distopico, dove le strade di una città indistinta erano letteralmente tappezzate dai corpi delle vittime di una repressione violenta. Il rifiuto di Antigone di sottomettersi al regime, il suo desiderio di dare degna sepoltura al fratello, diventava un atto di ribellione, un faro di speranza in un panorama di indifferenza collettiva. L'aiuto inatteso di Tiresia, un misterioso straniero, amplificava la sfida contro il potere, finendo per trasformare il gesto individuale in una rivolta silenziosa, ma potente.

Il nuovo I Cannibali, per mano di Viali, si propone di rileggere questa storia emblematica attraverso una lente moderna. Mentre i dettagli della trama rimangono avvolti nel mistero, sappiamo che la celebre citazione iniziale, "Tu ci vedi ma pur vedendo non vedi in che abisso sei caduto," subirà una significativa trasformazione, diventando un'affermazione in prima persona: "Io ci vedo, ma pur vedendo non vedo in che abisso sono caduto." Questo piccolo ma significativo cambiamento suggerisce un'Antigone forse più introspettiva, il cui conflitto interiore è altrettanto importante, se non di più, rispetto alla lotta contro il regime.

La scelta di Celeste Malfatta, un'attrice nota per la sua intensità e capacità di interpretare personaggi complessi, appare particolarmente azzeccata. La sua Antigone dovrà certamente affrontare sfide attoriali di non poco conto, dovendo rendere credibile la determinazione della protagonista in un contesto che, si spera, saprà aggiornare l'iconografia del film originale senza snaturarne l'essenza.

Resta da vedere come Viali e la Minuscola Pro intendono affrontare la sfida di aggiornare un film così profondamente radicato nel suo tempo. Il 1969, con la sua carica di contestazione politica e violenza urbana, costituisce un contesto ineliminabile per comprendere il capolavoro di Cavani. Il successo del remake dipenderà dalla capacità di Viali di rendere attuale il messaggio del film, senza banalizzarlo o tradirne la complessità, ma piuttosto rispecchiando le nuove tensioni sociali e politiche del nostro tempo. La sfida è grande, ma le premesse, almeno sulla carta, sono intriganti. Non ci resta che attendere di vedere il risultato finale per valutare se questo nuovo I Cannibali saprà conquistare un posto degno di nota nella storia del cinema italiano.