FINE CORSA

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FINECORSA DI GIORGIO VIALI

La vita di Celeste, 32 anni, è un frammento di vetro, spezzato in mille pezzi precari. Ex studentessa di cinema, con una tesi incompiuta su Bertolucci, ora si aggira tra la lavanderia pubblica, la fermata del bus alle 5:30 del mattino e la dura routine di pulizie part-time in una fabbrica metalmeccanica del Nord-Est. Il suo appartamento, ereditato da una zia ricoverata in ospedale, è un rifugio angusto, specchio della sua fragilità mentale, segnata da ricoveri psichiatrici per comportamenti a rischio. La fotografia e il cinema sono le sue uniche isole di bellezza in un mare di solitudine e precarietà economica. Il sesso occasionale del passato è un ricordo lontano, sostituito da un'inquietante dipendenza dalla pornografia e da un lavoro notturno degradante, in cui legge e descrive perversioni sessuali a un cliente anonimo.

Nel grigiore della sua esistenza, si staglia la figura imponente di Orfeo, guardia giurata della fabbrica, un mastino tatuato e silenzioso, che emana violenza e maschilismo. Tra loro, un silenzio assordante, rotto solo dalle pulizie mattutine che condividono per pochi minuti. La sequenza della scoperta dello sperma nel lavandino, dell'atto auto-inflitto di Celeste, è un'immagine cruda e potente, che suggella la sua passività, la sua incapacità, forse, di opporsi o di denunciare.

Il film inizia con la poetica immagine di Celeste e una madre nella lavanderia. Un contrasto netto: la serenità della maternità contro la desolazione di Celeste. Questo contrasto si ripete, amplificato, nel suo percorso quotidiano: tra le chiacchiere superficiali della collega di lavoro, la preghiera con la zia malata e la degradazione del lavoro notturno.

Il climax arriva con la denuncia di violenza sessuale, la gravidanza inaspettata e gli interrogatori contrastanti. La domanda "Perché non ha denunciato subito?" è la chiave di volta: paura del lavoro, il desiderio di negare la realtà, l'auto-disprezzo, forse anche una subdola forma di auto-punizione. Il contrasto tra la forza della gravidanza e la passività con cui Celeste ha affrontato la violenza è il cuore lacerante del film. La scena finale lascia aperto un interrogativo su chi sia effettivamente la vittima e il carnefice. Orfeo, con i suoi precedenti penali, sembra l'ovvio colpevole ma il film lascia trasparire la complessa e lacerante situazione di Celeste, la vittima che si auto-sfrutta e si auto-punisce. Il film non offre risposte facili, ma apre una riflessione profonda sulla violenza, la precarietà e l'autodistruzione.

Fine Corsa: Un'Analisi del Significato Meccanico e una Visione Creativa

Definizione Meccanica dei Finecorsa

Il termine "finecorsa" in ambito meccanico si riferisce a un dispositivo di controllo progettato per arrestare automaticamente il movimento di organi o apparati, come carrelli e gru. Questi dispositivi sono essenziali per la sicurezza operativa, poiché prevengono urti o manovre pericolose che potrebbero causare danni materiali o lesioni. I finecorsa sono generalmente costituiti da un sensore di prossimità a contatto, che comprende un attuatore meccanicamente collegato a un contatto di uscita. Quando un oggetto interagisce con l'attuatore, il dispositivo attiva il contatto, stabilendo o interrompendo una connessione elettrica. Questo meccanismo è cruciale non solo nelle applicazioni industriali, ma anche in contesti quotidiani, come gli elettrodomestici, dove la sicurezza e l'affidabilità sono fondamentali.

Fine Corsa: La Serie di Racconti

La serie di racconti "Fine Corsa" si inserisce in un contesto narrativo che esplora il tema del declino, riflettendo metaforicamente sul funzionamento dei finecorsa meccanici. Ogni racconto si concentra sulla fase finale di un successo, che può essere sociale, politico, umano, artistico o imprenditoriale. La narrazione si sviluppa attorno a personaggi o brand che, dopo aver raggiunto apici di popolarità e notorietà, affrontano un inesorabile declino. Questo processo di discesa è spesso accompagnato da eventi sorprendenti e drammatici, che possono includere crisi legali, crolli economici o scossoni sociali.

Le storie di "Fine Corsa" si snodano attraverso una varietà di scenari, ciascuno dei quali illustra il fragile equilibrio tra successo e fallimento. I personaggi, che inizialmente brillano di luce propria, si trovano a dover affrontare le conseguenze delle loro azioni o le situazioni esterne che li sovrastano, costringendoli a un confronto con le proprie fragilità. Questa fase finale è rappresentata come un momento di introspezione e rivelazione, in cui i protagonisti devono confrontarsi con il loro passato e le scelte che li hanno portati a quel punto critico.

Progetto Visivo di Giorgio Viali

L'idea visiva di Giorgio Viali per "Fine Corsa" si propone di catturare l'essenza di questo tema di declino attraverso un linguaggio visivo evocativo e simbolico. La scelta dei colori, le inquadrature e le ambientazioni saranno studiati per trasmettere un senso di nostalgia e di caducità. Viali potrebbe optare per un'estetica che gioca con contrasti forti: scene di grande successo illuminate da luci brillanti accostate a momenti di oscurità e desolazione, rappresentando il passaggio da un'epoca di gloria a una di crisi.

Le immagini potrebbero includere simboli di progresso e decadimento, come edifici in rovina accanto a grattacieli scintillanti, o protagonisti che si riflettono in specchi rotti, suggerendo una frattura nell'identità. Ogni racconto, quindi, non solo narra una storia, ma crea un'opera visiva che invita lo spettatore a riflettere sul significato profondo del successo e del suo opposto, l'ineluttabile declino.

In conclusione, "Fine Corsa" si propone come una serie di racconti e videoracconti che, attraverso la loro narrazione e la loro dimensione visiva, esplorano il delicato equilibrio tra successo e fallimento, invitando il pubblico a una riflessione profonda sulla natura effimera della gloria e sull'importanza della resilienza di fronte al declino.


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